sulle orme della poesia virale di Ben Clark.

“Ed è una cosa terribile”: seguire le orme della poesia virale di Ben Clark.

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Iñaki Berazaluce

La poesia virale è spudorata e appare ovunque, anche su Yahoo! Answers,” Ben Clark.

Dieci anni fa, qualche volta nel 2009, il poeta Ben Clark ha scritto la sua poesia La fine ultima della (cattiva) letteraturache finirebbe per ispessire il suo libro. Il Mix Confuso, pubblicato nel marzo 2011. E’ una semplice poesia di quattro righe che fa così:

Leggi perche’ pensi che ti scrivo io.

E’ comprensibile.

Io scrivo perché penso che tu mi legga.

Ed è una cosa terribile.

Negli otto anni dalla sua pubblicazione, la poesia è stata riprodotta come segue decine di migliaia di volte su Internet ed è stato letto da un numero indeterminato di lettori, che possono essere milioni.di due delle sue caratteristiche distintive: l’opzione denominazione e esecutore. Il suo autore, Ben Clark, ha smesso di sentire che la “poesia virale”.come lui lo chiama, e richiama l’attenzione sul paradosso che si scopre che la poesia ha ha perso il titolo nel suo viaggio attraverso le reti:

“Il titolo della poesia, che è la prima cosa da eliminare, è ciò che dà la chiave dell’ironia, denuncia la cattiva letteratura e, curiosamente, è la letteratura che trionfa. Clark considera ‘La fine ultima della (cattiva) letteratura’,”.Non e’ una grande poesia.. E’ una poesia che funziona nei suoi limiti. E’ una specie di Fiat Punto. Ti porta da un luogo all’altro, sì, il trasporto avviene e non è, quindi, un fallimento. “Ma non vuoi andare avanti con la sua lettura.”

Il tuo autore potrebbe pensare che la tua poesia virale sia “relativamente cattiva”, ma non così le migliaia di microlettori che l’hanno letto.condiviso, copiato e riappropriato su internet. La dispersione e la mutazione della poesia virale di Ben Clark ha attirato l’attenzione di Daniel Escandell, professore di letteratura all’Università di Salamanca, che ha scritto un libro accorto sul fenomeno: Ed è una cosa terribile. “Cronaca di una poesia virale (Editorial Delirio, 2019).

Ben Clarkfotografata a Segovia. Foto: Antonio Tanarro / Il nord della Castiglia.

Il libro è il risultato di un’indagine investigativa. su come una poesia tratta da un libro di minoranza (certamente il più sconosciuto nell’opera di Ben Clark) sia diventata una “nuova” poesia. fenomeno viralecosì Escandell ha indossato la tuta da sub per immergersi in internet e cercare il “patient zero”, che ha inoculato il virus su internet.

Escandell mi spiega per telefono: “An aquel momento (primavera del 2011) aparece un poema en internet con una intertestualidad que sugiere que esa person ha leído el poemario. Le riproduzioni emergono in un paio di mesi, contemporaneamente in Argentina e Venezuela. era molto probabilmente uno studente che faceva un programma di dottorato in Spagna.Forse compra il libro e alla fine del corso torna a casa in America, dove scatta la sua foto e la poesia comincia a rotolare su Internet. La chiave è che non è qualcuno che ha milioni di seguaci su Twitter, e che l’autore, Ben non ha fatto nulla. La poesia ha una vita propria”.

Escandell, che conosceva già personalmente Ben Clark (entrambi sono Ibizan), ha saputo della “poesia virale” da un articolo pubblicato dal poeta in Nou Diarinel 2015. E’ dove Escandell prende il guanto di Clark che tira il guanto e cercare di verificare empiricamente se “l’intuizione di Ben Clark è corretta”. La risposta, dopo aver scritto il libro, è che “è fallito; il fenomeno è molto più grande di quanto pensasse l’autore”.

E così grande: “La poesia virale non ha vergogna e appare ovunque, anche su Yahoo! Risposte“scrive Clark nell’articolo. Questa assurda apparizione è per il poeta, “la alessandra “di fama”, come la tua faccia che esce dal cruciverba.

Nel suo travagliato viaggio su Internet, la poesia ha subito ogni sorta di mutazioni, è stata attribuita a Mario BenedettiSe l’è appropriato. Nawja Nimri in un tuit ma, soprattutto, è stato preso come suo da migliaia di utenti di Internet che “ciò che è su Internet appartiene a tutti, la gente si sente molto legittimata a reinventarlo,” secondo Escandell. “Il nome di Ben Clark appare solo quattro volte associato alla poesia.”.

Nelle parole di Ben Clark, “padre putativo” della poesia:

La poesia ha viaggiato migliaia di volte nello spazioè rimbalzato dai satelliti, è apparso sugli schermi delle scuole, nei dormitori, nelle cucine con e senza frigoriferi. E’ stato letto durante le defecazioni, durante gli abbracci, durante le riconciliazioni impossibili e durante le ore e le ore di trasporto pubblico. La poesia è stata copiata, riscritta, sfigurata e ricomposta. La poesia è stata rapita, ambita, interrogata e rilasciata di nuovo.”.

Se vi imbattete in questi versi, ricordate che hanno un autore, anche se li rifiuto:

Leggi perche’ pensi che ti scrivo io.

E’ comprensibile.

Io scrivo perché penso che tu mi legga.

Ed è una cosa terribile.

È possibile acquistare Ed è una cosa terribile. “Cronaca di una poesia virale in Lettere Corsairsenza andare oltre.

Con informazioni da Nou Diari, Daniel Escandell e altri Nou Diari.

BONUS TRACK: “Magdalenas de sexo convesso: las rimas más chuscas del pop italiano”.

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